Azure VM serie 6 e Azure Boost: meno overhead, più prestazioni
Negli ultimi mesi ho utilizzato parecchio le nuove VM serie 6 di Microsoft Azure nei miei corsi e nei lab, e devo dire che le ho trovate molto performanti. La sensazione, fin dai primi utilizzi, è quella di avere tra le mani macchine più reattive, che reggono meglio carichi anche contemporanei senza “sedersi”.
Parliamo di scenari concreti: più macchine accese, deployment continui, test, magari qualche script di automazione. Situazioni normali per chi fa formazione o lavora su ambienti dinamici. Ecco, in questi contesti la differenza si nota.
Non è solo una questione di CPU o RAM. Dietro c’è anche Azure Boost, una tecnologia meno visibile ma che incide in modo diretto su prestazioni, latenza e gestione dell’I/O.
VM serie 6: cosa cambia davvero
Con le nuove VM serie 6 di Microsoft Azure non avete semplicemente hardware più recente. Famiglie come Dsv6, Dasv6, Esv6 ed Easv6 utilizzano processori di nuova generazione e l’architettura Azure Boost, con benefici che variano in base alla famiglia e alla dimensione scelta.
La differenza non è solo nella potenza, ma anche nel modo in cui vengono gestite rete, storage e virtualizzazione. Azure Boost sposta parte di questo lavoro dalla CPU dell’host a hardware dedicato, lasciando più risorse disponibili per le macchine virtuali.
Nella pratica, questo si traduce in meno latenza, meno colli di bottiglia e un’esperienza più lineare, soprattutto nei contesti dinamici come lab e corsi. Non è solo “più veloce”, è decisamente più efficiente.

Figura 1: Quote VM serie 6 in Azure: panoramica delle famiglie disponibili in Italy North
Azure Boost: cosa c’è dietro
A questo punto vale la pena capire meglio cosa fa davvero Azure Boost. Non è una feature che attivate, ma un cambiamento nell’infrastruttura di Microsoft Azure che incide direttamente su come girano le vostre VM e che introduce un modello più efficiente di gestione delle operazioni critiche delle macchine virtuali.
A differenza di soluzioni come Azure Accelerated Networking, che si concentrano principalmente sulla rete, Azure Boost agisce in modo più esteso. Non si limita ad accelerare il traffico, ma interviene anche su storage e virtualizzazione, rendendo l’intero sistema più leggero dal punto di vista della CPU.
Rispetto alle SmartNIC tradizionali, il salto è proprio qui: non si tratta solo di delegare alcune funzioni di rete, ma di spostare una parte significativa del lavoro infrastrutturale su hardware dedicato, progettato specificamente per questo scopo.
Alla base c’è il concetto di offloading hardware: alcune operazioni che normalmente vengono gestite dall’host sono affidate a componenti dedicati. Nel caso dello storage, Microsoft utilizza hardware FPGA programmabile per ridurre l’overhead e rendere più efficiente il percorso dei dati.
ASIC e FPGA: cosa significano
Quando si parla di Azure Boost, si citano spesso ASIC e FPGA. Sono entrambe tipologie di hardware specializzato, ma con caratteristiche diverse.
Un ASIC (Application-Specific Integrated Circuit) è un chip progettato per svolgere una funzione specifica. È estremamente veloce ed efficiente, ma non è flessibile: una volta costruito, fa solo quello per cui è stato progettato. È ideale quando avete operazioni ben definite da accelerare, come networking o crittografia.
Un FPGA (Field-Programmable Gate Array), invece, è un chip programmabile. Può essere riconfigurato anche dopo la produzione per svolgere funzioni diverse. Questo lo rende molto più flessibile, anche se generalmente meno ottimizzato di un ASIC puro.
Azure utilizza questi componenti per gestire operazioni come rete e storage direttamente a livello hardware. In questo modo si riduce il carico sulla CPU e si ottengono prestazioni più efficienti e costanti.
Come funziona Azure Boost nella pratica
Nel concreto, Azure Boost sposta fuori dalla macchina virtuale una serie di attività che normalmente incidono sulle prestazioni. Parliamo di operazioni legate alla rete, all’accesso ai dischi e a parte della virtualizzazione stessa.
Questo cambiamento riduce il cosiddetto overhead, cioè il lavoro che la CPU dell’host deve svolgere per gestire l’infrastruttura. Di conseguenza, una parte maggiore delle risorse può essere dedicata ai workload eseguiti nelle VM.
Un altro aspetto importante è il data path più diretto. I dati seguono un percorso più ottimizzato tra VM, rete e storage, con meno passaggi intermedi. Questo si traduce in una latenza più bassa e in prestazioni più costanti.
Potremmo dire che Azure Boost non rende solo le VM più veloci, ma le rende soprattutto più efficienti.
L’immagine sotto mostra chiaramente dove si inserisce Azure Boost nell’architettura di Microsoft Azure.
Nella parte superiore vedete il modello tradizionale: le operazioni passano attraverso Hyper-V, lo stack software Azure e componenti come NDIS per la rete. Tutto questo introduce overhead e utilizzo della CPU dell’host.
Con Azure Boost, invece, una parte di queste operazioni viene spostata sotto il livello della security boundary, su hardware dedicato. Qui interviene il blocco “Azure Boost”, che gestisce direttamente il traffico verso la rete (TOR switch) e parte delle operazioni di I/O.
Il risultato è un data path più diretto, con meno passaggi software. La CPU dell’host viene alleggerita e le macchine virtuali ottengono prestazioni più costanti e con latenza più bassa.

Figura 2: Azure Boost nell’architettura Azure – offloading delle operazioni fuori dall’host e percorso dati ottimizzato
Azure Boost e storage
Uno degli aspetti più interessanti di Azure Boost è come cambia la gestione dello storage in Microsoft Azure.
L’architettura introduce un vero offloading dell’I/O disco, che copre sia dischi locali che remoti e cache. Questo significa che le operazioni di storage non passano più interamente dalla CPU dell’host, ma vengono gestite da hardware dedicato. Il risultato è una riduzione dell’overhead, minore instabilità e una latenza più bassa.
Di fatto Azure Boost è già utilizzato per accelerare workload reali, inclusi scenari più esigenti come alcune VM ottimizzate per storage. Il beneficio non è solo prestazionale, ma anche economico, perché in alcuni casi permette di ottenere gli stessi risultati con macchine più piccole.
A livello di piattaforma, Azure Boost può raggiungere fino a 14 GB/s e circa 750.000 IOPS sullo storage remoto. Si tratta però di valori massimi: le prestazioni effettive dipendono dalla famiglia, dalla dimensione della VM e dalla configurazione dei dischi.

Figura 3: Azure Boost e storage – confronto tra architettura tradizionale (SCSI) e nuovo modello NVMe con offloading hardware
Sul lato dischi locali, il salto è ancora più evidente.
Con gli Azure Boost SSD locali si può arrivare fino a 36 GB/s e 6,6 milioni di IOPS, in base alla dimensione della VM. Anche in questo caso viene utilizzata l’interfaccia NVMe, che offre un percorso dei dati più efficiente rispetto al tradizionale modello SCSI.
Un altro aspetto importante è la gestione della crittografia, che viene ottimizzata per non introdurre penalizzazioni significative sulle prestazioni.
Come si può vedere dalla figura sotto, nel modello “Before”, anche i dischi locali passano attraverso lo stack dell’host e Hyper-V, utilizzando interfacce SCSI. Questo comporta più livelli software e quindi maggiore latenza e utilizzo della CPU.
Nel modello “After”, con Azure Boost SSD, la VM utilizza un controller NVMe e un data path accelerato. Le operazioni vengono gestite sotto il livello della security boundary, riducendo i passaggi attraverso lo stack di virtualizzazione dell’host.

Figura 4: Azure Boost SSD – evoluzione dei dischi locali da SCSI a NVMe con accesso diretto e minore overhead
Casi d’uso ideali
Le VM serie 6 si adattano a scenari diversi in base alla famiglia scelta. Le serie D sono indicate per workload general purpose, mentre le serie E sono più adatte a database e applicazioni che richiedono molta memoria.
Azure Boost può portare benefici anche nei workload sensibili alla latenza e con un uso intenso dello storage. Per HPC e AI/ML è però necessario scegliere famiglie dotate delle CPU, GPU o interconnessioni specifiche richieste dal carico di lavoro.
Best practice di configurazione
Per sfruttare davvero le VM serie 6 e i benefici di Azure Boost in Microsoft Azure, la configurazione fa ancora la differenza.
Sul lato rete, verificate che Accelerated Networking sia attivo e che il sistema operativo disponga di driver aggiornati compatibili con MANA, il nuovo adattatore di rete utilizzato dagli host Azure Boost. Su molte size recenti Accelerated Networking è già richiesto o abilitato per impostazione predefinita.
Anche lo storage va scelto in modo coerente con il workload. Premium SSD, Premium SSD v2 e Ultra Disk offrono caratteristiche diverse, ma bisogna sempre considerare sia i limiti dei dischi sia quelli complessivi della VM.
Un altro punto chiave è il dimensionamento. La maggiore efficienza delle serie 6 può permettere di utilizzare VM più piccole, ma la scelta va sempre verificata con test e metriche reali, evitando di basarsi soltanto sui valori teorici.
Ricordatevi che il monitoraggio resta essenziale. Tenere sotto controllo metriche come CPU, IOPS e latenza vi permette di capire se state sfruttando davvero il potenziale della macchina o se è necessario intervenire.
Prima di migrare, verificate la compatibilità dell’immagine con le VM Generation 2, l’interfaccia NVMe e i driver MANA. Ricordate inoltre che solo le size con storage locale includono dischi NVMe temporanei e che i dati salvati su questi dischi non sono persistenti.
Conclusioni
Le VM serie 6 di Microsoft Azure rappresentano un’evoluzione concreta, non solo in termini di potenza ma soprattutto di efficienza.
Con Azure Boost, il cambiamento è meno visibile ma molto reale: meno overhead, latenza più bassa e prestazioni più costanti. È un approccio diverso, dove l’hardware fa una parte sempre più importante del lavoro.
Nel quotidiano, questo si traduce in ambienti più prevedibili e meglio ottimizzati. Non è sempre necessario adottarle subito, ma in molti scenari diventano una scelta naturale.
Una volta provate è facile apprezzarne i vantaggi. E difficilmente si torna indietro. 😊