Hyper-V e SMB in Windows Server 2025: architetture, configurazione e best practice

Negli ambienti moderni basati su Hyper-V e Windows Server 2025, il concetto stesso di storage è cambiato radicalmente. Non parliamo più soltanto di SAN dedicate o di protocolli separati per ogni tipologia di carico, ma di un’infrastruttura sempre più software-defined, dove rete e archiviazione convergono su tecnologie comuni, scalabili e altamente performanti.

In questo scenario, il protocollo SMB non è più il semplice meccanismo utilizzato per condividere file tra utenti o server. Con l’introduzione di SMB 3.x, Microsoft ha trasformato questo protocollo in un vero e proprio trasporto per lo storage, capace di sostenere carichi di lavoro critici come i dischi virtuali delle macchine Hyper-V, i cluster e le infrastrutture Storage Spaces Direct. Già con Windows Server 2016, SMB veniva considerato una componente fondamentale per l’architettura dello storage definito dal software, al punto da essere utilizzato come base per le soluzioni di virtualizzazione e cloud privato.

Quello che è cambiato non è soltanto la velocità del protocollo, ma il modo in cui sfrutta le risorse disponibili. Funzionalità come SMB Multichannel, SMB Direct e l’integrazione con le moderne schede di rete consentono di utilizzare in parallelo più interfacce, più percorsi di rete e più flussi di dati, aumentando in modo significativo throughput e tolleranza ai guasti. In pratica, non esiste più un singolo “tubo” attraverso cui passa il traffico di storage: l’intero sistema viene sfruttato per ottenere le migliori prestazioni possibili.

Per chi lavora con Hyper-V, questo approccio ha implicazioni molto concrete. Oggi è perfettamente normale ospitare i file VHDX su una condivisione SMB, eseguire Live Migration attraverso la rete e costruire cluster completi basati su file server scale-out. Tutto questo avviene senza i limiti prestazionali che in passato avrebbero reso impensabile un simile scenario.

In questa guida vedremo come funziona SMB in Windows Server 2025, quali sono le tecnologie principali che lo rendono adatto ai carichi di lavoro Hyper-V e come configurarlo in modo corretto per ottenere prestazioni, affidabilità e scalabilità in ambienti reali.

Figura 1: Architettura HyperV e SMB

Panoramica di SMB e delle versioni del protocollo

Quando parliamo di SMB in un’infrastruttura moderna con Windows Server e Hyper-V, non ci riferiamo più soltanto al protocollo per condividere cartelle tra utenti. Oggi SMB è diventato un vero e proprio trasporto di storage, utilizzato per ospitare i dischi delle macchine virtuali, eseguire Live Migration e costruire infrastrutture completamente software-defined.

Negli ambienti di virtualizzazione questo cambiamento è evidente. Operazioni come la Shared Nothing Live Migration trasferiscono intere macchine virtuali attraverso la rete, senza storage condiviso, sfruttando proprio le capacità del protocollo SMB.
Per un esempio pratico potete consultare questo approfondimento: Hyper-V Shared Nothing Live Migration: spostare o migrare le VM tra host fisici – ICT Power

Nel corso degli anni, il protocollo SMB si è evoluto profondamente, passando da semplice protocollo di condivisione file a componente chiave delle infrastrutture software-defined.

SMB 1.0

È la prima implementazione storica, nata negli anni ’90 e utilizzata per lungo tempo nelle reti Windows. Era progettata per ambienti locali, con requisiti di sicurezza e prestazioni molto diversi da quelli attuali. Oggi è considerata obsoleta e insicura e viene disabilitata di default nelle versioni moderne di Windows.

SMB 2.x

Introdotto con Windows Vista e Windows Server 2008, SMB 2 ha portato un’architettura completamente nuova, con meno comandi, maggiore efficienza e migliori prestazioni nelle reti ad alta latenza.
Con SMB 2.1 (Windows 7 e Windows Server 2008 R2) sono state aggiunte ulteriori ottimizzazioni, come il miglior supporto per la virtualizzazione.

SMB 3.0

Il vero salto di qualità arriva con Windows Server 2012, quando SMB diventa un protocollo adatto allo storage enterprise. Con SMB 3.0 vengono introdotte funzionalità fondamentali come:

  • SMB Multichannel per usare più schede di rete in parallelo
  • SMB Direct con supporto RDMA
  • SMB Transparent Failover per l’alta disponibilità
  • SMB Encryption per la sicurezza dei dati

Queste tecnologie rendono possibile l’utilizzo di condivisioni SMB come storage per le macchine virtuali Hyper-V, un concetto che in passato sarebbe stato impensabile per limiti di prestazioni.

SMB 3.02 e 3.1.1

Con Windows Server 2016 e versioni successive, SMB viene ulteriormente migliorato:

  • SMB 3.02 introduce ottimizzazioni per la resilienza e la gestione dei cluster.
  • SMB 3.1.1 (Windows Server 2016 e successivi) aggiunge:
    • Pre-authentication integrity
    • Miglioramenti alla cifratura
    • Negoziazione più sicura del protocollo

Questa versione rappresenta ancora oggi la base dello stack SMB nelle versioni più recenti di Windows Server.

SMB nelle versioni più recenti di Windows Server

Con Windows Server 2022 e Windows Server 2025, SMB continua a evolversi soprattutto in ambito:

  • sicurezza
  • connessioni remote
  • integrazione con ambienti cloud e ibridi

La funzionalità SMB over QUIC ne è un esempio concreto: consente l’accesso sicuro alle condivisioni SMB attraverso Internet, senza necessità di tunnel VPN, utilizzando un trasporto crittografato basato su QUIC. Trovate qui la guida completa: Windows Server 2025 – Implementare SMB over QUIC – ICT Power

Figura 2: Evoluzione delle versioni SMB

Architettura dello storage software-defined in Windows Server

Con le versioni più recenti di Windows Server, Microsoft ha progressivamente abbandonato il modello tradizionale basato su SAN dedicate, introducendo un’architettura di storage software-defined in cui è il sistema operativo a gestire dischi, resilienza e prestazioni.

In questo modello, i dischi locali dei server vengono aggregati tramite tecnologie come Storage Spaces e Storage Spaces Direct, creando pool di storage condivisi senza bisogno di hardware proprietario. Lo spazio risultante viene poi esposto in rete attraverso condivisioni SMB 3.x, che diventano a tutti gli effetti lo storage delle macchine virtuali Hyper-V. Ne ho già parlato nelle guide Storage Spaces Tiering in Windows Server 2016 – ICT Power e Creare un cluster iperconvergente con Hyper-V e Storage Spaces Direct in Windows Server 2019 e Windows Server 2022 – ICT Power

Questo approccio trasforma la rete Ethernet nel principale canale di accesso ai dati. Non esiste più una separazione netta tra rete e storage: le VM, le migrazioni e le operazioni di replica utilizzano tutte lo stesso protocollo, cioè SMB, sfruttando funzionalità avanzate come Multichannel, RDMA e failover trasparente.

Nelle infrastrutture Hyper-V moderne, questo significa che i file VHDX possono risiedere su una semplice condivisione SMB ospitata su uno Scale-Out File Server, mantenendo prestazioni paragonabili a quelle di una SAN tradizionale ma con costi e complessità inferiori.

Questo stesso approccio è alla base delle soluzioni iperconvergenti.

Con Windows Server 2025, questo modello continua a evolversi verso scenari ibridi e cloud-connected, mantenendo SMB come protocollo centrale per l’accesso allo storage, sia in rete locale sia attraverso connessioni sicure su Internet.

Figura 3: Architettura storage softwaredefined

Le funzionalità chiave di SMB 3.x

Le versioni della famiglia SMB 3.x introducono una serie di tecnologie pensate specificamente per ambienti virtualizzati e clusterizzati.

SMB Multichannel consente di utilizzare più schede di rete contemporaneamente per lo stesso flusso di dati, aumentando il throughput e offrendo tolleranza ai guasti automatica.

SMB Direct sfrutta le schede di rete con supporto RDMA, riducendo l’uso della CPU e abbattendo la latenza nelle operazioni di accesso allo storage.

SMB Transparent Failover permette alle connessioni SMB di rimanere attive anche in caso di failover del nodo in un cluster, senza interrompere l’accesso ai file.

SMB Encryption introduce la cifratura nativa del traffico, proteggendo i dati in transito senza dover ricorrere a soluzioni esterne come IPsec.

Queste funzionalità rendono SMB adatto a scenari in cui lo storage è parte integrante dell’infrastruttura di virtualizzazione, come nel caso di Scale-Out File Server o ambienti iperconvergenti.

Figura 4: Funzionalità chiave di SMB 3.x

Evoluzione fino a SMB 3.1.1

Con Windows Server 2016 arriva SMB 3.1.1, che introduce miglioramenti soprattutto in ambito sicurezza:

  • Pre-authentication integrity
  • negoziazione del protocollo più sicura
  • algoritmi di cifratura aggiornati

Questa versione rappresenta ancora oggi la base dello stack SMB nelle versioni più recenti di Windows Server, compreso Windows Server 2025.

Scenari d’uso tipici con Hyper-V

Le funzionalità di SMB 3.x permettono di utilizzare il protocollo in diversi scenari legati alla virtualizzazione:

  • storage delle macchine virtuali su condivisioni SMB
  • Live Migration tra host
  • cluster con Scale-Out File Server
  • infrastrutture Storage Spaces Direct

Figura 5: Scenari d’uso tipici di HyperV con SMB

SMB Multichannel: funzionamento e vantaggi operativi

Una delle funzionalità più importanti introdotte con SMB 3.x è SMB Multichannel, progettata per sfruttare al massimo le risorse di rete disponibili tra client e server. L’obiettivo è semplice: ottenere il massimo delle prestazioni e garantire continuità operativa senza dover ricorrere a configurazioni complesse.

In passato, con SMB 1.x e SMB 2.x, una connessione SMB utilizzava una sola scheda di rete. Anche in presenza di più interfacce disponibili, il traffico veniva instradato su un unico percorso, limitando di fatto la larghezza di banda utilizzabile.

Con SMB Multichannel, invece, il protocollo rileva automaticamente tutte le interfacce disponibili tra i due sistemi e apre più connessioni parallele, utilizzandole contemporaneamente per trasferire i dati. Questo permette di sommare la banda disponibile su più NIC, aumentando il throughput complessivo e riducendo i colli di bottiglia.

Dal punto di vista operativo, non è necessario configurare manualmente il teaming delle schede di rete. SMB Multichannel è in grado di funzionare anche con interfacce su sottoreti diverse, individuando automaticamente i percorsi disponibili e scegliendo quelli più performanti.

I principali vantaggi sono immediati:

  • aumento del throughput grazie a trasferimenti paralleli
  • utilizzo simultaneo di più schede di rete
  • failover automatico in caso di guasto di una NIC
  • configurazione completamente automatica

Questa funzionalità è particolarmente importante negli ambienti Hyper-V, dove operazioni come Live Migration, accesso ai file VHDX o replica delle macchine virtuali possono generare un traffico molto elevato. Grazie a SMB Multichannel, tutte le interfacce disponibili vengono utilizzate per distribuire il carico e mantenere prestazioni costanti.

In scenari con schede di rete ad alte prestazioni, come quelle con supporto RDMA, SMB Multichannel lavora insieme a SMB Direct per ottenere latenze molto basse e un utilizzo minimo della CPU.

Figura 6: SMB Multichannel

SMB Direct e l’uso delle schede RDMA

Se SMB Multichannel permette di sfruttare più schede di rete in parallelo, SMB Direct rappresenta il passo successivo: utilizzare schede di rete con supporto RDMA per ottenere prestazioni molto elevate e latenze estremamente ridotte.

RDMA (Remote Direct Memory Access) è una tecnologia che consente di trasferire i dati direttamente tra le memorie dei sistemi coinvolti, senza passare dal normale stack di rete e senza coinvolgere in modo significativo la CPU. Questo significa trasferimenti più veloci, meno latenza e minore consumo di risorse di sistema.

Con SMB Direct, il protocollo SMB è in grado di sfruttare automaticamente le schede di rete compatibili con RDMA, senza necessità di configurazioni complesse. Se tra client e server sono presenti interfacce RDMA, SMB le rileva e le utilizza per il traffico di storage.

Dal punto di vista pratico, questo si traduce in tre vantaggi principali:

  • latenza molto bassa nelle operazioni di I/O
  • throughput elevato, vicino alle prestazioni della rete fisica
  • ridotto utilizzo della CPU durante i trasferimenti

Queste caratteristiche rendono SMB Direct particolarmente adatto agli ambienti Hyper-V e alle infrastrutture iperconvergenti, dove lo storage e il traffico di virtualizzazione condividono la stessa rete. In scenari come Storage Spaces Direct o cluster Scale-Out File Server, l’uso di schede RDMA consente di ottenere prestazioni comparabili a quelle delle SAN tradizionali, ma utilizzando hardware standard e rete Ethernet.

È importante sottolineare che SMB Direct non sostituisce SMB Multichannel, ma lavora insieme ad esso. In presenza di più schede RDMA, SMB Multichannel apre più connessioni parallele, mentre SMB Direct garantisce che ogni connessione utilizzi il trasferimento diretto in memoria.

Il risultato è una combinazione di:

  • parallelismo (Multichannel)
  • bassa latenza (RDMA)
  • alta banda disponibile

Figura 7: SMB Direct (RDMA)

Integrazione tra SMB e Hyper-V

Con l’introduzione di SMB 3.x, Hyper-V ha smesso di dipendere esclusivamente da SAN o storage a blocchi dedicato. Oggi le macchine virtuali possono risiedere direttamente su una condivisione SMB, mantenendo prestazioni e affidabilità adatte a carichi di lavoro di produzione.

In un’infrastruttura moderna, gli host Hyper-V accedono allo storage attraverso condivisioni SMB ospitate su uno Scale-Out File Server o su nodi iperconvergenti. I file delle macchine virtuali, come VHDX, configurazioni e checkpoint, vengono archiviati su queste condivisioni e gestiti come qualsiasi altro carico di storage.

Questo approccio semplifica l’architettura: non serve più una SAN dedicata, perché lo storage viene fornito da server standard e trasportato sulla rete Ethernet tramite SMB. Le funzionalità introdotte con SMB 3.x, come Multichannel, SMB Direct e failover trasparente, garantiscono prestazioni elevate e continuità operativa anche in caso di guasti.

Dal punto di vista operativo, SMB viene utilizzato in diversi scenari tipici di Hyper-V:

  • storage delle macchine virtuali su file share SMB
  • Live Migration tra host
  • replica delle VM
  • cluster con Scale-Out File Server
  • infrastrutture Storage Spaces Direct

Figura 8: Integrazione SMB con HyperV

Architetture con Scale-Out File Server

Quando utilizzate SMB come storage per Hyper-V, il componente chiave è il Scale-Out File Server (SOFS). Si tratta di un file server basato su cluster, progettato per offrire condivisioni SMB 3.x ad alte prestazioni e con alta disponibilità.

A differenza dei file server tradizionali, in un’architettura Scale-Out le condivisioni sono attive contemporaneamente su più nodi. Gli host Hyper-V possono quindi accedere allo stesso storage attraverso percorsi diversi, distribuendo il carico e aumentando le prestazioni complessive.

Alla base del modello ci sono:

  • Failover Clustering
  • Cluster Shared Volumes (CSV)
  • condivisioni SMB ad alta disponibilità

Le macchine virtuali vengono salvate su una share SMB, mentre il cluster gestisce automaticamente bilanciamento del carico e failover senza interrompere l’accesso ai file. Questo comportamento è garantito da funzionalità come SMB Transparent Failover.

Se volete un approfondimento pratico su questa architettura, potete consultare la guida che avete pubblicato su SOFS: Creare uno Scale-out File Server in Windows Server 2019 e Windows Server 2022 – ICT Power

Lo Scale-Out File Server rappresenta quindi lo storage condiviso tipico degli ambienti Hyper-V moderni, sia nei cluster tradizionali sia nelle soluzioni convergenti.

Figura 9: Architettura di Scale-Out File Server

Configurazione di SMB per l’uso con macchine virtuali

Per utilizzare SMB come storage delle macchine virtuali Hyper-V, non basta creare una semplice condivisione di rete. Le share devono essere configurate con impostazioni specifiche, pensate per carichi di lavoro server e non per l’accesso interattivo degli utenti.

In un’architettura tipica, lo storage viene esposto da uno Scale-Out File Server tramite una condivisione SMB 3.x configurata per l’uso con applicazioni come Hyper-V o SQL Server. Questo tipo di share utilizza parametri ottimizzati per prestazioni, disponibilità e gestione dei permessi.

Quando create una condivisione per Hyper-V, dovete considerare tre aspetti fondamentali: permessi, disponibilità e prestazioni.

Dal punto di vista dei permessi, gli host Hyper-V devono poter accedere alla share utilizzando gli account computer. In ambienti di dominio, questo significa concedere i diritti alla macchina o al cluster Hyper-V, non agli utenti.

Per quanto riguarda la disponibilità, la share deve essere configurata come continuously available, in modo da permettere il failover automatico tra i nodi del file server senza interrompere l’accesso ai file delle VM. Questa caratteristica è essenziale nei cluster basati su Scale-Out File Server.

Sul piano delle prestazioni, è importante che la rete sia configurata per supportare SMB Multichannel e, se disponibile, SMB Direct con schede RDMA. In questo modo le operazioni di accesso ai file VHDX e le Live Migration possono sfruttare tutta la banda disponibile.

Figura 10: Configurazione di SMB per l’uso con macchine virtuali

Rete, QoS e ottimizzazione delle prestazioni

Quando utilizzate SMB come storage per Hyper-V, la rete diventa un componente critico dell’infrastruttura. Non si tratta più soltanto di trasportare traffico tra host, ma di gestire direttamente l’accesso ai dischi delle macchine virtuali, le Live Migration e le operazioni di replica.

Per questo motivo, la progettazione della rete deve tenere conto di tre elementi principali: larghezza di banda, latenza e priorità del traffico.

Nelle infrastrutture moderne, è consigliabile utilizzare interfacce ad alta velocità, come 10 GbE o superiori, e sfruttare funzionalità come SMB Multichannel per distribuire automaticamente il traffico su più schede di rete. In presenza di interfacce compatibili, SMB Direct con RDMA consente di ridurre drasticamente la latenza e l’utilizzo della CPU, migliorando le prestazioni complessive dello storage.

Un altro aspetto importante è la gestione delle priorità tramite Quality of Service (QoS). In ambienti Hyper-V, sulla stessa rete possono convivere traffici diversi:

  • accesso ai file VHDX
  • Live Migration
  • traffico delle macchine virtuali
  • gestione del cluster

Senza una corretta configurazione del QoS, un tipo di traffico potrebbe saturare la rete e compromettere le prestazioni degli altri servizi. Con il QoS di Windows Server, è possibile assegnare priorità e limiti di banda ai diversi flussi, garantendo che le operazioni critiche abbiano sempre le risorse necessarie.

Questo è particolarmente importante durante operazioni come le migrazioni di macchine virtuali, dove grandi quantità di dati vengono trasferite sulla rete in tempi ridotti. In questi scenari, una configurazione corretta della rete e del QoS evita impatti sulle VM in produzione.

In ambienti iperconvergenti o cluster Storage Spaces Direct, la rete diventa di fatto il bus dello storage. Tutte le operazioni di replica e accesso ai dati avvengono tramite SMB, rendendo ancora più importante una progettazione attenta delle interfacce, delle VLAN e delle priorità del traffico.

Figura 11: Rete, QoS e ottimizzazione delle prestazioni

Sicurezza di SMB: cifratura, signing e best practice

Con l’evoluzione di SMB 3.x, la sicurezza è diventata una componente centrale del protocollo. Se in passato SMB era pensato principalmente per reti locali fidate, oggi viene utilizzato come trasporto dello storage per carichi di lavoro critici, comprese le macchine virtuali Hyper-V. Per questo motivo, Microsoft ha introdotto meccanismi nativi di protezione dei dati e integrità delle connessioni.

Una delle funzionalità principali è SMB Encryption, che consente di cifrare il traffico tra client e server senza dover configurare soluzioni esterne come IPsec. La cifratura avviene a livello di protocollo SMB e può essere attivata:

  • sull’intero server
  • su singole condivisioni
  • per specifiche connessioni

Questo permette di proteggere i dati in transito, soprattutto in scenari dove lo storage viaggia su reti non completamente fidate o in ambienti multi-tenant.

Un altro meccanismo fondamentale è l’SMB Signing, che garantisce l’integrità dei pacchetti e protegge da attacchi di tipo man-in-the-middle. Ogni pacchetto SMB viene firmato digitalmente, assicurando che non sia stato modificato durante il trasferimento.

Con SMB 3.1.1, introdotto a partire da Windows Server 2016, Microsoft ha aggiunto ulteriori miglioramenti alla sicurezza, tra cui la pre-authentication integrity, che protegge la fase iniziale di negoziazione del protocollo, impedendo attacchi basati su downgrade o manipolazione della connessione.

Figura 12: Sicurezza di SMB

Troubleshooting e strumenti di diagnostica

Quando SMB viene utilizzato come storage per Hyper-V, eventuali problemi di rete o configurazione possono avere un impatto diretto sulle prestazioni delle macchine virtuali, sulle Live Migration o sull’accesso ai file VHDX. Per questo motivo è importante conoscere gli strumenti di diagnostica integrati in Windows Server.

Uno dei primi comandi da utilizzare è Get-SmbConnection, che permette di verificare le connessioni SMB attive e le relative caratteristiche, come la versione del protocollo e il tipo di connessione utilizzata.

Per analizzare il comportamento di SMB Multichannel, è possibile utilizzare Get-SmbMultichannelConnection, che mostra:

  • le interfacce utilizzate
  • il numero di connessioni attive
  • il tipo di schede (RDMA o standard)
  • la velocità negoziata

Questo comando è particolarmente utile per verificare che SMB Multichannel e SMB Direct stiano funzionando correttamente.

Un altro strumento importante è Get-SmbServerConfiguration, che consente di controllare le impostazioni globali del server SMB, come:

  • stato della cifratura
  • signing
  • supporto a SMB1
  • configurazione delle connessioni

Figura 13: Comando PowerShell per la verifica della configurazione SMB

Per analizzare le prestazioni, è possibile utilizzare:

  • Performance Monitor con i contatori SMB
  • Resource Monitor per verificare l’utilizzo della rete e del disco
  • Event Viewer per individuare errori legati a SMB o al cluster

In ambienti Hyper-V, molti problemi di prestazioni legati a SMB derivano da:

  • schede di rete non configurate correttamente
  • assenza di SMB Multichannel
  • RDMA non attivo o non funzionante
  • saturazione della rete durante le migrazioni

In questi casi, la verifica delle connessioni SMB e dei contatori di rete consente di individuare rapidamente il collo di bottiglia.

Best practice per ambienti Hyper-V su SMB

Quando utilizzate SMB come storage per Hyper-V, le prestazioni e l’affidabilità dell’infrastruttura dipendono in gran parte da come viene progettata la rete e configurato lo stack di storage. Anche se SMB 3.x offre funzionalità avanzate in modo automatico, alcune scelte architetturali fanno la differenza tra un ambiente funzionante e uno realmente performante e resiliente.

La prima regola è considerare la rete come parte integrante dello storage. In un’infrastruttura basata su SMB, tutto il traffico dei dischi virtuali, delle Live Migration e della replica passa attraverso la rete. Per questo motivo è consigliabile utilizzare interfacce da almeno 10 GbE, preferibilmente multiple, in modo da sfruttare al meglio SMB Multichannel.

Dove possibile, l’uso di schede con supporto RDMA permette di attivare SMB Direct, riducendo la latenza e il carico sulla CPU. Questa configurazione è particolarmente indicata negli ambienti iperconvergenti o nei cluster con Storage Spaces Direct, dove lo storage dipende completamente dalla rete.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la separazione logica del traffico. Anche se SMB può convivere con altri flussi di rete, è buona pratica isolare il traffico di storage e Live Migration tramite VLAN dedicate o configurazioni di QoS, per evitare che altri servizi saturino la banda disponibile.

Dal punto di vista della sicurezza e della compatibilità, è consigliabile:

  • disabilitare SMB 1.0
  • utilizzare solo SMB 3.x
  • attivare la cifratura sulle condivisioni critiche
  • concedere accesso alle share solo agli host o ai cluster Hyper-V

Per quanto riguarda lo storage, le macchine virtuali dovrebbero risiedere su condivisioni SMB configurate come continuously available, ospitate su uno Scale-Out File Server o su un’infrastruttura iperconvergente. Questo garantisce la continuità operativa anche in caso di failover di un nodo.

In ambienti reali, molte operazioni di migrazione e gestione delle VM sfruttano direttamente SMB.

Figura 14: Best practice per ambienti Hyper-V su SMB

Conclusioni

Se lavorate con Hyper-V, oggi non potete più considerare SMB come un semplice protocollo per condividere cartelle. Con le versioni più recenti di Windows Server, SMB è diventato il trasporto principale dello storage, utilizzato direttamente per ospitare i dischi delle macchine virtuali, eseguire Live Migration e costruire cluster o infrastrutture iperconvergenti.

La vera differenza rispetto al passato è data dalle funzionalità introdotte con SMB 3.x: Multichannel, SMB Direct, cifratura e failover trasparente permettono di ottenere prestazioni e affidabilità paragonabili alle SAN tradizionali, ma con hardware standard e una gestione molto più semplice.

In Windows Server 2025, questo modello si estende anche agli scenari ibridi, mantenendo SMB come protocollo centrale sia all’interno del data center sia nelle connessioni remote. Per questo motivo, capire come funziona e come configurarlo correttamente è fondamentale per progettare ambienti Hyper-V moderni, scalabili e realmente efficienti.

Una rete ben progettata, condivisioni configurate correttamente e le giuste funzionalità SMB attive fanno la differenza tra un ambiente che funziona e uno che funziona bene. Ed è proprio qui che SMB diventa uno degli elementi chiave dell’infrastruttura.