Articoli che trattano di Datacenter

DNS e Active Directory: perché è così importante

Quando durante i miei corsi parlo di Active Directory, c’è un concetto sul quale insisto sempre: se il DNS non è configurato correttamente, prima o poi avremo dei problemi. Anzi, posso dirvi che nella mia esperienza sul campo, quando vengo chiamato da un cliente per analizzare problemi legati ad Active Directory, nel 90% dei casi trovo anche una configurazione DNS errata o comunque non ottimale. E spesso il problema nasce da configurazioni apparentemente innocue. Un DNS pubblico configurato direttamente su un Domain Controller, un client che utilizza il DNS del router, vecchi record rimasti nelle zone, Domain Controller che puntano…

Creare un disco VHDX avviabile direttamente da un file WIM con PowerShell

Quando lavorate con Hyper-V, soprattutto in ambienti di laboratorio, una delle operazioni che capita abbastanza spesso di eseguire è la creazione di nuove macchine virtuali partendo da un’immagine di Windows. La procedura classica prevede la creazione della macchina virtuale, il collegamento del file ISO di Windows e l’installazione del sistema operativo. È una procedura semplice, ma richiede comunque di completare ogni volta il setup di Windows e attendere che l’installazione venga completata. In realtà possiamo velocizzare parecchio questa operazione creando direttamente un disco VHDX avviabile a partire dal file install.wim presente nel supporto di installazione di Windows. In questo modo…

Nascondere oggetti e attributi in Active Directory: quando serve davvero?

Per impostazione predefinita, Active Directory è progettato per essere facilmente consultabile. Un utente autenticato può visualizzare gran parte della struttura del dominio, come le Organizational Unit (OU), gli utenti e i gruppi, anche se non dispone delle autorizzazioni necessarie per modificarli. Nella maggior parte degli ambienti questo comportamento è perfettamente normale. In alcuni scenari, però, potrebbe essere utile limitare la visibilità di determinati oggetti o attributi, rendendoli accessibili soltanto agli amministratori o a specifici gruppi di utenti. Pensate, ad esempio, agli account amministrativi, ai service account oppure a un’infrastruttura condivisa tra più aziende. In questi casi non è sufficiente impedire…

Implementare Active Directory Tiering: guida pratica con il framework ufficiale Microsoft

Uno degli errori più comuni nella gestione di Active Directory consiste nell’utilizzare gli account amministrativi su workstation e server che non dovrebbero mai ospitare credenziali con privilegi elevati. È proprio da queste situazioni che hanno origine molti degli attacchi informatici più gravi. Nella maggior parte dei casi gli attaccanti non prendono di mira direttamente i Domain Controller. Preferiscono compromettere un computer di un amministratore o un server membro, rubare le credenziali presenti in memoria e utilizzarle per spostarsi lateralmente fino a raggiungere gli account con privilegi più elevati. Tecniche come Pass-the-Hash e Pass-the-Ticket esistono da molti anni e continuano ancora…

Perché SYSVOL è parte della superficie d’attacco di Active Directory

Quando si parla di sicurezza Active Directory, quasi sempre si parte dagli stessi punti: Domain Admin, Kerberos, NTLM, service account, deleghe, ACL, certificati, Domain Controller. Tutto giusto. Ma c’è un componente che spesso rimane sullo sfondo, proprio perché è troppo normale per sembrare interessante: SYSVOL. SYSVOL è una di quelle cose che gli amministratori vedono da anni, usano da anni, danno per scontata da anni. È lì, sui Domain Controller. È replicata. È necessaria. È consultata dai client. Contiene script, policy, template, configurazioni e file usati dalle Group Policy. In altre parole: SYSVOL non è semplicemente una share. È uno…

SQL Server e NTLM: quando Kerberos non trova il nome giusto

Nel precedente articolo abbiamo parlato di NTLM, Kerberos, IAKerb e LocalKDC, cioè del percorso con cui Microsoft sta cercando di ridurre sempre di più la dipendenza storica da NTLM negli ambienti Windows. Sotto l’articolo è arrivato un commento molto interessante: “… Utilizzando le hardening configurations di Defender avevo poco tempo fa usato le GPO “Network Security: Restrict NTLM – etc etc”, finendo per scoprire amaramente che i servizi SQL usano massicciamente NTLM, bloccando così ogni autenticazione dei client…” Il commento centra perfettamente il problema. Perché NTLM, in molte infrastrutture, non è semplicemente un vecchio protocollo ancora abilitato. È spesso il…

Verso un Windows senza NTLM: IAKerb, LocalKDC e il futuro dell’autenticazione

Negli ambienti Windows, l’autenticazione non è solo un dettaglio tecnico ma un meccanismo che definisce la fiducia nei servizi e nei dispositivi. Per decenni il protocollo NT LAN Manager (NTLM) ha rappresentato il “piano B”: una soluzione di ripiego quando il metodo consigliato, Kerberos, non era disponibile. Negli ultimi mesi Microsoft ha iniziato un percorso di modernizzazione che mira a ridurre, fino a eliminare, la dipendenza da NTLM introducendo due componenti chiave: IAKerb e Local KDC. L’obiettivo di questo articolo è spiegare perché NTLM è stato così importante, cosa offre Kerberos in più e come le nuove funzionalità cambieranno la gestione dell’autenticazione.…

Hyper-V Live Migration tra cluster e foreste Active Directory diverse

In alcuni scenari può essere necessario spostare una o più macchine virtuali Hyper-V da un cluster a un altro senza interrompere i servizi erogati. Pensiamo, ad esempio, ad attività di consolidamento dell’infrastruttura, sostituzione dell’hardware, migrazione verso un nuovo datacenter, separazione di ambienti aziendali oppure integrazione tra infrastrutture appartenenti a foreste Active Directory diverse. La Live Migration consente di trasferire una macchina virtuale da un host Hyper-V a un altro mantenendola accesa, riducendo al minimo l’impatto sugli utenti e sulle applicazioni. Quando però i due host appartengono a cluster differenti e, soprattutto, a foreste diverse, la configurazione richiede qualche attenzione in…

Strong Certificate Mapping in Active Directory: cosa cambia per certificati, SID e KDC

Per anni abbiamo raccontato i certificati come una garanzia quasi assoluta. Se il certificato è valido, se la chain è corretta, se la CA è attendibile, allora siamo a posto. Più o meno. In Active Directory, soprattutto quando entra in gioco l’autenticazione Kerberos basata su certificato, la domanda non è soltanto: “Questo certificato è valido?”. La domanda vera è un’altra: “Questo certificato appartiene davvero a questo utente o a questo computer?” Ed è qui che entra in gioco lo Strong Certificate Mapping. Il tema sembra piccolo, quasi da addetti ai lavori. In realtà può avere un impatto enorme su ambienti…

Defender for Identity: Migrate from Sensor V2 to Sensor V3.0 (Preview)

All’interno della community ho già trattato l’argomento del sensore di Defender for Identity V3.0, raccontando i benefici, ma anche le limitazioni attuali che ha lo strumento, vi riporto per comodità l’articolo della community Microsoft Defender for Identity: Active Logging from Defender Portal – ICT Power. All’interno dell’articolo trovate anche una descrizione approfondita di come lavora nel dettaglio questa funzionalità di Microsoft. L’identità è il primo punto di accesso alle organizzazioni proprio per questo in ottica Zero Trust è necessario proteggerla per evitare spiacevoli sorprese. Microsoft Defender for Identity consente alle organizzazioni di rilevare, analizzare e rispondere agli attacchi basati sulle…