Windows e la nuova “intelligenza ibrida”
Era il novembre 2025 quando vi abbiamo raccontato, in un articolo dedicato all’evoluzione di Windows, la visione di Microsoft per trasformare il proprio sistema operativo in una piattaforma sempre più orientata all’intelligenza artificiale e agli agenti. Da quel momento non sono mancate polemiche, soprattutto per la volontà di integrare l’IA praticamente ovunque (anche dove non serviva), mentre gli utenti continuavano a chiedere maggiore stabilità, prestazioni migliori e un’interfaccia più coerente con la nuova versione del sistema operativo.
Lo scorso marzo, con l’articolo Windows, finalmente c’è speranza!, abbiamo analizzato il cambio di direzione annunciato da Pavan Davuluri, responsabile della divisione Windows + Devices di Microsoft: più attenzione alla qualità e un’integrazione dell’intelligenza artificiale dove realmente utile.
A distanza di qualche mese Pavan torna a parlare del futuro di Windows e lo fa con un nuovo post pubblicato il 7 ottobre 2026, dal titolo Building Windows for hybrid intelligence.
Senza troppi giri di parole, Microsoft vuole trasformare Windows nella piattaforma di riferimento per quella che definisce intelligenza ibrida, combinando modelli IA eseguiti direttamente sul PC, servizi Cloud e agenti in grado di svolgere attività per conto dell’utente. I costi che continuano a lievitare e la potenza di calcolo necessaria per il funzionamento dei sistemi IA avranno sicuramente inciso su questa nuova direzione.
Ma cosa significa realmente? E soprattutto, quali sono le novità concrete rispetto a quanto annunciato in passato?
In questo lungo articolo analizzeremo i punti più interessanti e proveremo a capire dove Microsoft vuole portarci.
Mettetevi comodi e buona lettura

Windows e l’intelligenza ibrida
Partiamo dal concetto principale: l’intelligenza ibrida (Hybrid Intelligence). È un approccio che permette di utilizzare l’elaborazione locale del PC e quella disponibile nel Cloud, scegliendo le risorse più adatte in base alle attività da svolgere.
Fino a oggi molte delle esperienze IA più avanzate hanno fatto affidamento prevalentemente sull’infrastruttura Cloud. Questo approccio offre una grande capacità di elaborazione, ma introduce anche alcune considerazioni legate alla connettività, ai costi (soprattutto), alla latenza e alla gestione dei dati. Nel nuovo modello immaginato da Microsoft, Windows potrà sfruttare maggiormente le risorse hardware presenti sul dispositivo, ricorrendo al Cloud quando effettivamente necessario.

Pensiamo, ad esempio, a un agente IA che deve analizzare alcuni file locali, generare del codice oppure organizzare una serie di documenti. In determinati scenari parte dell’elaborazione potrà avvenire direttamente sul PC, senza dover necessariamente affidare ogni operazione a un modello remoto; quando invece saranno necessarie capacità superiori, l’agente potrà utilizzare servizi e modelli disponibili direttamente nel Cloud.
Il risultato dovrebbe essere un’esperienza più efficiente, con una gestione intelligente delle risorse e un utilizzo più attento dei token, che rappresentano una componente importante dei costi associati all’intelligenza artificiale.
Attenzione, questo non significa che tutte le funzionalità IA funzioneranno offline o che qualsiasi PC Windows sarà in grado di eseguire modelli avanzati, perché entrano in gioco hardware, memoria, runtime, disponibilità dei modelli e modalità con cui le applicazioni gestiscono le richieste.
Microsoft Execution Containers: agenti IA più sicuri
Probabilmente una delle novità più importanti dell’intero annuncio riguarda Microsoft Execution Containers (MXC), una tecnologia che dal 7 ottobre è disponibile pubblicamente su Windows 11.
Chi segue da tempo l’evoluzione agentica di Windows ricorderà che Microsoft aveva già introdotto il concetto di ambienti dedicati all’esecuzione degli agenti. La questione principale è abbastanza “semplice”, perché un agente IA non si limita a rispondere alle nostre domande, ma esso può leggere e modificare file, eseguire comandi, utilizzare strumenti e interagire con altre applicazioni.
Tutte queste operazioni, se non adeguatamente controllate, possono introdurre importanti rischi per la sicurezza. MXC nasce proprio per affrontare questo problema attraverso un sistema di contenimento basato su policy, con cui sviluppatori e amministratori IT possono definire quali risorse siano effettivamente accessibili agli agenti.

Immaginiamo di utilizzare un agente per modificare il codice di un’applicazione. Potremmo autorizzarlo a leggere e scrivere esclusivamente nella cartella del progetto, impedendogli di accedere ai documenti personali o di stabilire connessioni verso destinazioni di rete non autorizzate. Le restrizioni vengono applicate durante l’esecuzione, attraverso meccanismi di isolamento indipendenti dalle decisioni prese dal modello IA.
Microsoft mette a disposizione diverse modalità di contenimento, dall’isolamento del singolo processo fino alle sessioni separate e agli ambienti basati su WSLC (Windows Subsystem for Linux Containers), macchine virtuali e Windows 365 for Agents, in funzione dello scenario e del livello di protezione richiesto.
MXC è un progetto utilizzabile anche su altri sistemi, ma Windows offre ulteriori possibilità di integrazione. Tra gli agenti che già supportano questa tecnologia troviamo GitHub Copilot, OpenAI Codex, OpenClaw, Replit. LM Studio e OpenShell di NVIDIA. Altri produttori hanno annunciato l’intenzione di adottarla tra cui Anthropic Claude Code, Manus e Perplexity.

Copilot potenziato su Windows con l’intelligenza ibrida
Passiamo a una delle novità destinate ad attirare maggiormente l’attenzione degli utenti (positivamente o negativamente? ). Microsoft vuole rendere Copilot sempre più integrato con il contesto “local” di Windows, passando da un assistente che risponde alle richieste a un sistema capace anche di eseguire attività.
L’evoluzione annunciata si basa su tre capacità principali:
- Local context. Con il contesto locale, Copilot potrà utilizzare, previo consenso dell’utente, informazioni presenti sul dispositivo, tra cui file e attività recenti, per fornire risposte più pertinenti.
- Local actions. Le azioni locali permetteranno invece di svolgere operazioni direttamente in Windows. Microsoft cita scenari come l’organizzazione dei file, la diagnostica del dispositivo, la risoluzione di problemi, la scrittura di codice e l’esecuzione di flussi di lavoro.
- Local models. Attraverso i modelli locali, Copilot potrà utilizzare la capacità di elaborazione del PC, combinandola con i servizi Cloud quando necessario.

Queste funzionalità andranno ad arricchire le nuove esperienze Copilot, denominate Home, Code e Autopilot. Quest’ultimo, in particolare. viene descritto come un agente personale persistente e proattivo, in grado di proseguire alcune attività per conto dell’utente.
Fantascienza? Non proprio, considerando quanto rapidamente stanno evolvendo queste tecnologie, ma c’è un aspetto fondamentale: le nuove esperienze basate sull’intelligenza ibrida inizieranno a essere distribuite nei prossimi mesi sui Copilot+ PC (un marchio che sembra verrà abbandonato), con disponibilità variabile in base al dispositivo, al mercato e alla piattaforma hardware.
Rimane inoltre aperto un tema che continuiamo a considerare centrale, ovvero il controllo dell’utente. Se Copilot potrà utilizzare i nostri file, conoscere parte delle attività recenti e modificare elementi del sistema operativo, sarà indispensabile avere informazioni chiare su autorizzazioni, limiti e operazioni eseguite.
Microsoft ribadisce il principio del consenso, ma sarà interessante verificare come queste funzionalità verranno implementate nell’esperienza quotidiana anche perché, come dicevamo qualche mese fa, l’intelligenza artificiale deve semplificare l’utilizzo di Windows, non renderlo più complicato.
Intelligent Routing su Windows con GitHub Copilot e HydraFusion: tra locale e Cloud
Sempre nell’ambito dello sviluppo software arriva un’altra novità, questa volta legata a GitHub Copilot. Microsoft e GitHub stanno estendendo le capacità di HydraFusion, un sistema di orchestrazione che permette di scegliere i modelli più adatti alle attività richieste.
La novità consiste nella possibilità di utilizzare anche modelli eseguiti direttamente sul PC Windows. In questo modo, alcune attività potranno essere gestite localmente, mentre altre continueranno ad appoggiarsi ai modelli Cloud.
Gli sviluppatori potranno beneficiare di una gestione più flessibile delle risorse, anche per ottimizzare i consumi di token e i costi associati alle singole operazioni. Inoltre, sarà possibile scegliere esplicitamente un modello locale, senza affidare necessariamente la selezione al sistema di orchestrazione.

Questa esperienza arriverà in anteprima sperimentale nella seconda parte di questo mese, attraverso GitHub Copilot, GitHub Copilot CLI e Visual Studio Code.
Nota: utilizzare un modello locale non significa automaticamente che l’intera sessione sia offline. È necessario considerare separatamente l’esecuzione del modello, gli strumenti utilizzati e gli eventuali servizi remoti coinvolti.
Un nuovo Windows Search
Microsoft ha annunciato un’importante evoluzione di Windows Search, con l’obiettivo di rendere la ricerca più veloce, ordinata e soprattutto utile. La nuova esperienza è basata su WinUI 3 e introduce un’interfaccia semplificata, miglioramenti nella gestione delle risorse e una maggiore capacità di interpretare le ricerche, ma la novità più interessante riguarda le azioni integrate.
Fino a oggi siamo stati abituati a utilizzare Windows Search per trovare applicazioni, documenti, impostazioni e contenuti, mentre con la nuova esperienza sarà possibile anche eseguire direttamente alcune operazioni, senza dover necessariamente aprire un’applicazione o navigare tra diverse schermate. Ad esempio, potremo chiedere di attivare la modalità scura, disattivare l’audio, modificare la luminosità oppure organizzare le finestre aperte sul desktop.
La nuova esperienza di Windows Search è disponibile per gli utenti iscritti al canale Experimental del programma Windows Insider.
La nuova esperienza di Windows Search ha iniziato a essere distribuita dal 7 ottobre agli utenti iscritti al canale Experimental del programma Windows Insider e verificare la disponibilità dell’apposita Feature flag nelle impostazioni specifiche nel canale. Vi ricordiamo il nostro articolo dedicato ai cambiamenti del programma Windows Insider.
Ne parleremo meglio in un articolo dedicato.
Una nuova generazione di PC adatta all’intelligenza artificiale
Tutte queste innovazioni richiedono hardware adeguato e Microsoft ha annunciato una nuova generazione di dispositivi pensati per sfruttare maggiormente l’elaborazione in locale.
L’offerta spazia dai mini PC progettati per eseguire agenti in modo continuativo fino a sistemi con prestazioni paragonabili, in specifici carichi di lavoro, a quelle di infrastrutture normalmente collocate nei data center.
Nello specifico, per i mini PC Microsoft sta semplificando la configurazione iniziale degli agenti. Nel caso di OpenClaw, ad esempio, è previsto un gateway nativo Windows, con integrazione MXC per isolare le attività.
Per gli utenti più esigenti e gli sviluppatori arrivano invece i nuovi PC basati sul nuovissimo chip NVIDIA RTX Spark.

Tra i prodotti annunciati troviamo Surface Laptop Ultra, che potrà disporre di un massimo di 128 GB di memoria unificata e supportare l’esecuzione locale di modelli IA con oltre 120 miliardi di parametri. Accanto a esso arriverà anche Surface RTX Spark Dev Box, una soluzione dedicata principalmente agli sviluppatori e agli ingegneri che lavorano con modelli di intelligenza artificiale.
Diversi produttori, tra cui ASUS, Dell, HP, Lenovo e MSI, hanno annunciato dispositivi basati sulla stessa piattaforma.
I nuovi portatili iniziano a essere disponibili anche nel nostro mercato, mentre Surface RTX Spark Dev Box arriverà invece ai clienti statunitensi nel mese di novembre.
NVIDIA DGX Station per Windows
Nella fascia più alta troviamo NVIDIA DGX Station per Windows, una nuova categoria di sistemi progettati per eseguire carichi di lavoro IA particolarmente impegnativi.
Grazie alla piattaforma NVIDIA GB300 Grace Blackwell Ultra, Microsoft punta a portare su Windows capacità di elaborazione finora tipiche dei data center, compresa l’esecuzione di modelli con un numero di parametri superiore al trilione.

Tra gli scenari immaginati troviamo l’utilizzo come supercomputer personale e come risorsa di elaborazione condivisa da più agenti e sviluppatori.
I primi sistemi DGX Station con Windows sono previsti entro la fine del 2026 e si tratta di prodotti destinati a una fascia molto specifica di utenti e organizzazioni.
L’obiettivo di Microsoft è comunque chiaro: rendere Windows una piattaforma capace di accompagnare l’intelligenza artificiale dal semplice PC fino alle workstation più avanzate.
E la qualità di Windows?
Arriviamo a un punto che, personalmente, considero ancora più importante di tante novità annunciate. Negli ultimi mesi Microsoft ha continuato più volte a ribadire l’impegno nel migliorare la qualità di Windows 11, intervenendo su prestazioni, affidabilità, Windows Update, File Explorer, Start, barra delle applicazioni e programma Windows Insider. Anche nel nuovo articolo Pavan Davuluri torna sull’argomento, sottolineando che l’innovazione deve poggiare su una piattaforma solida e affidabile.
Sicuramente si tratta di una dichiarazione condivisibile, ma che deve necessariamente trovare conferma nell’utilizzo quotidiano del sistema operativo, perché mentre vengono annunciati agenti sempre più autonomi, modelli IA locali e nuovi dispositivi, gli utenti continuano ad avere esigenze molto più semplici: un sistema veloce, aggiornamenti prevedibili, driver affidabili e un’interfaccia maggiormente coerente.
Ne avevamo parlato ampiamente nel nostro approfondimento dello scorso marzo, nell’ultima #POWERCON2026 e continuiamo a ritenere che il successo di Windows dipenda anche, e soprattutto, dalla capacità di Microsoft di mantenere queste promesse.
Continueremo a seguire tutte le novità e vi aggiorneremo come sempre.